Home page Home page

Basta un giardino?

Per due settimane ho ospitato una labrador femmina di 3 anni, i proprietari dovevano partire e mi hanno chiesto di tenerla fino al loro rientro.
Dea (questo è il suo nome) non proviene dal mio allevamento, ma la conosco fin da cucciola avendo aiutato i proprietari con l'alimentazione nella fase di crescita, l'ho incontrata tre/quattro volte e sempre velocemente non essendosi fermata più di mezz'ora, sicchè non avevo avuto occasione, prima di questi giorni, di osservare in lei dei comportamenti ossessivi e ripetitivi.
L'ho inserita in un gruppo di altri quattro labradors all'interno di un grande recinto e da subito ho notato la sua difficoltà a rispondere al gioco degli altri, sottomettendosi o isolandosi a caccia di lucertole.
Anche i miei labradors adorano cacciare le lucertole, ma in Dea era diventato un comportamento nevrotico perché svolgeva questa sua attività durante tutta la giornata, senza un attimo di tregua, anche nelle ore più calde, mentre gli altri sonnecchiavano all'ombra, isolandosi da ciò che la circondava e non entrando in relazione con gli altri cani.
Ho anche provato a portarla da sola con me in passeggiata, ma anche in quel caso, la sua disattenzione nei miei confronti si è dimostrata totale, sorda ad ogni richiamo o stimolo e la sua attenzione, ancora una volta è stata assorbita dalla ansiosa caccia alle lucertole.
Perché ho deciso di raccontare questa esperienza? Perché il comportamento di Dea è il classico e purtroppo non raro comportamento di un Labrador lasciato da solo per molte ore al giorno e privato degli stimoli necessari per la sua indole "will to please".
Ogni essere di branco, compreso l'uomo, costretto a un forzato e prolungato isolamento diventa autistico, là dove l'esterno non mi dà stimoli cercherò di trovare qualcosa che mi gratifichi e attenui la mia ansia.
Al rientro dei proprietari, tra mille omertà e verità dette tra i denti, intercalate da "Dea fa parte della nostra famiglia", "le vogliamo bene come a un figlio", ho avuto la conferma dei miei sospetti:
la amata "figlia" trascorre le sue giornate da sola in un grande giardino perché entrambi i proprietari lavorano circa otto ore al giorno.
Osservandola ho ripensato alla mia ultima cucciolata ed ai miei otto cuccioli che appena di un mese si sedevano a grappolo di fronte a me in attesa di un mio stimolo che poteva essere un tono di voce, una carezza, un giochino di gomma che suonava ecc. La loro attenzione nei miei confronti era totale e anche quando li lasciavo correre sul prato bastava che mi piegassi sulle gambe e li chiamassi sbattendo le mani per vederli di colpo interrompere qualsiasi attività e correre da me felici di vedermi.
Troppo spesso la scelta di un cane di una determinata razza è fatta solo in base alle caratteristiche morfologiche: scelgo quella razza perché mi piace esteticamente, ha il pelo corto e quindi necessita di poche cure, ha un aspetto rustico quindi non sarà un cane delicato ecc. e poco o niente si sa sugli aspetti caratteriali.
L'unica notizia che circola sui Labrador, divulgata anche da professionisti è che è un cane dolce, affettuoso e adattissimo ai bambini.
Pochi sanno che stanno per scegliere un cane da caccia, un infaticabile lavoratore, splendido nuotatore anche nelle giornate più fredde, formidabile riportatore anche sui terreni più impervi.
Un cane allegro, vivace sempre pronto a rispondere ad un comando, socievole con tutti, affettuosissimo e molto attivo, capace di adattarsi a qualsiasi situazione ma che poco si adatta ad una vita di solitudine.
Costringere un Labrador ad una vita di isolamento è una grossa violenza sulla sua indole (ma questo vale per tutte le razze) che non gli darà modo di esprimere le sue meravigliose caratteristiche con il risultato che ci troveremo un cane che caratterialmente non ha quasi più nulla della specificità della sua razza, una massa di 35 kg che vive in un suo mondo senza avere alcun rapporto con noi.
Naturalmente non pretendo che chi decide di prendere un labrador smetta di lavorare o vada a caccia, ma ancora una volta vorrei invitare tutti quelli che stanno pensando di avere un Labrador di chiedersi cosa possono offrire al loro cane, quanto tempo hanno da dedicargli, non facendo l'errore di credere che basti avere un grande giardino perché il vostro Labrador sia felice.
Credetemi sarà molto più felice in un appartamento, in compagnia del suo branco (il vostro nucleo familiare), andando con voi al parco dove potrà socializzare con altri cani e la sera con grande soddisfazione poggerà la sua testa sui vostri piedi felice di avere un contatto con il suo capobranco.