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Il capobranco

Una delle cose che più amo fare è osservare il mio piccolo branco di Labrador.
Vivono tutti insieme in circa 7000 mq. di terreno e più volte al giorno vengono con me in passeggiata nel bosco o al ruscello.
A turno qualcuno dorme a casa e nelle giornate di pioggia, o in estate nelle ore più calde, stiamo tutti insieme rintanati in casa.
Anche a uno sguardo distratto salta agli occhi che l’indiscusso capobranco è il maschio più adulto. Pitch è un Labrador nero dal carattere particolarmente equilibrato e tranquillo. E’ molto legato agli altri membri del branco e non è raro vederlo prendere un legno in bocca e invitare qualcuno al gioco.
Se il giovane maschio fa dei giochi violenti con qualche femmina, resta a sonnecchiare tranquillo, così come quando le femmine giocano tra di loro.
Non abbaia mai, non compie azioni di forza nè reprime in alcun modo gli altri membri del branco con prepotenze o prevaricazioni, al contrario il suo comportamento è sempre gentile e festoso con tutti, anche quando deve subire le esuberanze affettive degli altri. Ma per la maggior parte della giornata li ignora.
Solo una volta l’ho visto intervenire con autorità nelle dinamiche del branco.
Era un pomeriggio estivo e oltre ai miei avevo ospiti due figli di Pitch (a quel tempo di circa un anno di età, coetanei dunque del mio giovane maschio). I tre maschi e le femmine correvano giocando a togliersi legnetti dalla bocca e Pitch restava in disparte a guardarli.
Quel giorno stavo sistemando il tetto della loro casa di legno, dove la notte dormono, e dall’alto mi sono accorta che il gioco tra i giovani maschi rischiava di degenerare in rissa, coinvolgendo in questa anche le femmine.
Mentre scendevo dal tetto ho visto Pitch precipitarsi dai giovani maschi e senza compiere alcuna azione con la sola presenza riuscire a sedare gli animi dei contendenti.
Non nascondo di aver tirato un sospiro di sollievo e infinitamente grata a Pitch, ho richiamato i cani e tutti insieme abbiamo fatto una bella passeggiata fino al ruscello.
Pitch si era comportato da capobranco, non aveva alzato la voce , non aveva punito i giovani maschi, era bastato il suo discreto intervento perché gli altri smettessero un’azione indesiderata.
Qual è il suo segreto? La postura del corpo, nient’altro che questo. Gonfia i muscoli e il suo corpo diventa come un arco teso pronto a scattare.
Ho provato ad imitarlo, drizzando bene le spalle e unendo le braccia all’altezza del petto e ho subito notato come i più timidi restassero intimoriti e i più esuberanti perplessi.
Pochi suoni con un tono basso di voce (simile ad una sorda ringhiata) e una postura che esprime superiorità fisica hanno un effetto di gran lunga superiore ai lunghi rimproveri che spesso si fanno ai cani.
La tempestività nella correzione di un comportamento errato, il non eccedere in lunghe frasi, ma attenersi a pochi comandi: No, Bravo, Basta ecc rendono i nostri interventi molto più efficaci.
Nell’educazione di un cane non bisogna dimenticare la sua diversità da noi, non umanizzare le sue azioni e rispettare la sua natura animale.